Un reportage dal 2056
Mi piace fare il giornalista, mi è sempre piaciuto. Ascoltare le storie della gente, ricostruire fatti apparentemente illogici, descrivere luoghi, vite, città, raccontare eventi reali insomma.
Vivo e lavoro a Roma da tanti anni. Dopo essermi laureato
alla Statale di Milano, laurea in Lettere moderne, ho seguito il mio sogno e ho vinto un concorso per giornalisti alla Rai. Il posto di lavoro era alla sede di Roma e così mi sono trasferito, senza lasciarmi niente alle spalle. Forse è per questo che sono passati trent’anni, senza che tornassi mai in Pianura Padana. Ora nel 2056 la Rai ha deciso di creare una rilettura attuale del viaggio in Italia di Piovene ed eccomi sistemato su un comodo aereo diretto a Milano. Obiettivo: raccontare la nuova Pianura. Anche se tutto il mio mondo è a Roma sono molto curioso di questo rientro. Non vedo l’ora di tornare nelle mie terre d’origine, nel Lodigiano.
Quando finalmente passiamo il Po, guardando dal finestrino stento a riconoscere la Pianura che ho lasciato tanto tempo fa. Appena un attimo per superare la fascia verde che costeggia il fiume, l’area che si stende tra l’argine e le rive, e gli occhi sono abbagliati da una luce estesa, intensa ed impressionante che si espande per chilometri. Sento le orbite oculari che si surriscaldano come nelle giornate estive di luglio mentre si guida sull’asfalto infuocato. Dove sono le stanze verdi di cui scriveva Ada Negri? Dove sono i campi coltivati a mais? Forse le zone della Bassa sono diventate delle gigantesche risaie e quella è tutta acqua. Sono come degli immensi laghi che riverberano la luce e me la restituiscono concentrandola tutta dal finestrino dell’aereo. E più in là cosa sono quelle immense distese di capannoni tutti uguali, tutti squadrati a parallelepipedo?
Non mi accontento di osservare dall’alto, devo scrivere un reportage che per la sua importanza finirà nelle teche Rai, capire, vedere con i miei occhi, documentare. Così mi sono accordato con un vecchio amico, diventato direttore di una testata locale, che mi condurrà in una esplorazione di questa nuova Pianura.
La prima tappa la facciamo a Mulazzano dove ancora, quasi come un reperto archeologico, vengono conservati i primi antichi pannelli collocati nel 2026 (ci vengono le scuole elementari in visita). A fianco naturalmente, il parco agri-fotovoltaico (così viene chiamato: il “parco”), continua per chilometri e chilometri. Un immenso quadrato di pannelli solari che ha come base la via Emilia e come altezza il corso dell’Adda. Scorrendo i campi ricolmi di impianti mi rendo conto che la tecnologia ha fatto parecchia strada dai primi, conservati come cimeli di archeologia industriale. Ora i pannelli sono di nuova generazione, trasparenti ed in perovskite. I pochi agricoltori rimasti stanno cercando di coltivare sotto i rivestimenti, ma con poco successo. Sul terreno se ne stanno le lucertole abbagliate dal sole e passa una lepre, ma sembra per caso.
Seguendo l’itinerario verso est arriviamo a Lodi per poi cominciare a deragliare a sud verso Sant’Angelo Lodigiano. Qui il paesaggio cambia. È quella macchia scura che avevo visto dall’aereo. Mi trovo circondato da una nuova metropoli estesa di servizi: centri commerciali, data center, logistiche, collocate vicinissime l’una all’altra senza ordine di continuità. Non c’è più spazio per gli alberi neanche nei tratti di confine tra un’area e l’altra. Centinaia di capannoni i cui tetti grigi non ospitano alcun pannello solare.
Chiedo al mio collega-amico di inoltrarci verso la Bassa. Il paesaggio che mi circonda è tornato quello che già ho descritto, qualche raro, piccolo campo coltivato circondato da rogge che non sono state coperte e tanti pannelli. Voglio visitare un’area rimasta verde che ho individuato dall’aereo. Quella è una bella eccezione di cui scrivere. Arriviamo oltre Corte Sant’Andrea e incontriamo Giacomo, l’agricoltore che ancora difende un terreno agricolo. In realtà si tratta di un bosco ed è tutto seminato a pioppeto industriale. Quelle belle file ordinate di pioppi che creano schemi a scacchiera e ci puoi passeggiare all’interno sia in verticale che in orizzontale. Centinaia di pioppi tutti simili, che hanno raggiunto più o meno la stessa altezza e che l’anno prossimo verranno tagliati. <<La pianura era popolata da centinaia di migliaia di alberi – dice Giacomo – io ne difendo 500. Ho provato a convincere anche i miei vicini, ma con i pannelli si guadagna facile e chi glielo fa fare di tornare indietro? Ma io resisto, fin che posso resisterò>>.
Per il resto potrei continuare a descrivere teorie infinite di pannelli solari, capannoni, data center allineati come se fossero una centuriazione romana. Non per nulla questo cambiamento viene definito la tecno-neo-centuriazione.
Quando riprendo l’aereo per Roma conservo nella mente tante immagini e tante domande. Cerco uno spunto per iniziare la mia cronaca Padana; un titolo adatto a questo pezzo. Forse potrei iniziare dai filari di pioppi e ribattezzarli l’ultima isola verde della pianura.
Cristoforo Vecchietti
Il racconto di fantasia proposto è stato ispirato dalla lettura di un’intervista al Presidente della provincia di Lodi Fabrizio Santantonio, pubblicata sul Cittadino del 16 maggio 2026 ed intitolata <<Pannelli solari sui campi lodigiani, rischio di una crescita incontrollata: la nuova legge non ci mette al riparo>>.
L’articolo inizia con un commento di Santantonio alla nuova ”Legge regionale sulle aree idonee” per mettere ordine nelle quantità di richieste di impianto fotovoltaico a terra e agri-fotovoltaici. Le nuove leggi impongono un uso massimo del territorio regionale tra il 3 e lo 0,8 %. La Lombardia ha scelto il dato più basso. Commenta Santantonio: “piuttosto che niente meglio piuttosto”…
Afferma poi Santantonio in un’altra parte di intervista: “Con una proiezione a medio termine di circa 2 milioni di metri quadrati di occupazione di superficie (al netto del milione di Mulazzano) che già ci appariva allarmante; passato un anno e mezzo, registriamo 10 nuove autorizzazioni rilasciate per una potenza di 65 Megawatt ed una estensione di 870.000 metri quadrati e altrettante istruttorie in corso per 124 Megawatt e 1,5 milioni di metri quadrati.
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Ciao e grazie ancora. Ti manderò qualcosa del e del Lambro.
Grazie a te, Pierluigi, sempre attento al nostro territorio!