Un terzo di mondo naturale

Uno scorcio dell’area Boschetto WWF di S. Angelo Lodigiano

Chi come noi si occupa di educazione ambientale, sente anche fortemente i problemi del pianeta, dell’ambiente a livello globale, e tende a tradurre e proporne i contenuti a livello di territorio locale.

Uno dei problemi più grandi di cui la nostra società soffre è sicuramente la continua lotta tra ambiente selvatico, dove la natura può espandersi in modo non controllato, lasciando libero lo sviluppo della biodiversità, e spazi “civilizzati”, controllati dall’uomo.

James Lovelock, studioso ecologista inglese, teorico dell’ipotesi Gaia, in uno dei suoi ultimi scritti ha lasciato una frase che ci ha molto colpito: “Mi sono anche domandato se una nazione piccola e densamente popolata come l’Inghilterra possa essere resa compatibile con Gaia sul lungo termine, e al tempo stesso vitale, suddividendola in tre parti. Un terzo sarebbe riservato a città, industrie, porti, aeroporti e strade; il secondo terzo sarebbe per l’agricoltura intensiva, in modo da sopperire a qualunque fabbisogno; e la restante parte sarebbe lasciata interamente a Gaia, perché possa evolvere senza alcuna interferenza o intervento gestionale dell’uomo”. (1)

Un terzo, un terzo ed un terzo. Forse, se applicassimo in modo generale questa misura, staremmo meglio tutti quanti.

Giusto per avere un’idea concreta abbiamo applicato questa proporzione alla nostra Lombardia, dove i boschi sono in leggero incremento (dati Ersaf, Ente regionale per i servizi dell’agricoltura e delle foreste). Dunque dobbiamo fare un po’ di conti. Secondo i dati ufficiali dell’Ersaf, le foreste in Lombardia occupano una superficie di circa 600mila ettari. L’estensione dell’intera regione è stata stimata in 23.863,65 km quadrati (fonte Wikipedia). Facendo un rapido calcolo risulta che la percentuale dei boschi e foreste costituisce lo 25,14% del totale. Forse si potrebbe lavorare per raggiungere il 33% di Lovelock.

Siamo felici quando qualcuno cerca di migliorare la statistica. Per tornare al nostro piccolo, allora, non possiamo che pensare positivamente ad esperienze di rimboschimento e miglioramento dell’ambiente naturale.

Potremmo citare ad esempio la Foresta di pianura di Lodi, che vede anche Lupolento protagonista di interessanti progetti. La Foresta di pianura è collocata nella zona a sud della città, oltre la tangenziale, nei pressi della cascina Costino, e ha vissuto tempi migliori. Mentre in passato era curata e tenuta in considerazione per progetti innovativi (si parlava addirittura della costruzione di un capanno aula per l’educazione ambientale), oggi, con il sopraggiungere della crisi e il ridimensionamento delle provincie è caduta in disgrazia e giace in uno stato di semiabbandono. La Foresta di pianura troverà spontaneamente il proprio equilibrio naturale.

Continua ad esistere anche un’altra esperienza di rimboschimento, di dimensioni limitate, ma di durata ormai trentennale. Si tratta del Boschetto del WWF collocato a Sant’Angelo Lodigiano nei pressi dell’ospedale Delmati. Nato con l’ambizione di essere un bosco padano esemplare, si è dovuto adattare nel tempo ad essere una bella area verde con esempi di tipicità botaniche del territorio e non.

Esistono sul territorio diverse iniziative di rinaturalizzazione realizzate o in progetto: il bosco di Somaglia, la trasformazione in area naturale della ex cava di Vizzolo, le iniziative connesse alla creazione del Parco della Collina di S. Colombano e tante altre esperienze locali.

Begli esempi insomma che si rinnovano e che ci fanno sperare che la catena degli amici del verde non si spezzi. Il mondo ne ha bisogno. Sicuramente un contributo a quel terzo di verde di cui parlava Lovelock. 

Cristoforo Vecchietti

(1) La citazione è tratta da James Lovelock, La rivolta di Gaia del 2006. Si tratta di una delle ultime analisi ecologiche dell’inventore della teoria di Gaia. Gaia è il nome della terra. Secondo Lovelock “la terra è un unico grande organismo vivente in grado di autoregolarsi

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