2020: un anno da ricordare

L’anno appena trascorso segna una data da ricordare nella storia della battaglia per il Lambro.

Sessant’anni fa, infatti, venne lanciato il primo allarme istituzionale per la situazione di inquinamento del fiume Lambro.

Il Lambro nella zona Ospedale, disegno dal vero - da "Ecolandia, salviamo il Lambro", a.s. 1994-95 scuole Morzenti S. Angelo Lodigiano

Infatti nel 1960 un gruppo di ricercatori, guidati dal prof. Bo (con M. Garofano, G. Romagnoli, A.M. Tosi, A. Viggiani)   pubblicarono sulla “Rivista italiana di igiene” dell’Istituto d’igiene e microbiologia dell’Università di Pavia, un articolo intitolato “Ricerche sul grado di inquinamento di alcuni corsi d’acqua della pianura Padana”.

Il prof. Giovanni Bo è un igienista che dal 1982 è stato titolare della cattedra di igiene a Pavia, per poi diventare preside della facoltà di medicina.

Nell’articolo venivano presi in considerazione l’Olona, il Lambro settentrionale e meridionale, l’Agogna, il Terdoppio e il Toce. Tutti fiumi affluenti del Po (tranne il Toce) nel suo tratto compreso tra il Sesia e l’Adda.

L’articolo ebbe una certa eco nella zona del Lodigiano e sud Milanese, proprio perché si prendeva in considerazione anche il fiume Lambro e finì per essere citato ogni volta che si tenevano convegni o si realizzavano pubblicazioni per mettere in risalto la difficile condizione del fiume.

Si trattò di una prima denuncia a cui ne sarebbero seguite molte altre. Ecco una parte significativa del testo: “…sono in condizioni igieniche veramente pessime almeno un abbondante tratto dei fiumi Olona e Lambro che non esiteremmo a definire, in base ai nostri dati, autentiche fogne…”.

I ricercatori consideravano poi che i fiumi citati non avevano più alcuna capacità di auto depurazione, non erano cioè più in grado di curarsi, di ripulirsi da soli.

Dopo aver corredato l’articolo con precise tabelle di rilevazione di analisi chimiche e batteriologiche delle acque, gli studiosi concludevano che: “Siamo convinti che questi nostri dati possano richiamare nel loro crudo realismo l’attenzione delle competenti autorità (autorità sanitarie, Magistrato delle acque, Genio civile ecc.) su un aspetto molto trascurato della Igiene Pubblica…”. Lo scopo finale restava quello di “…inserirci seriamente in quel vasto programma dell’OMS tendente alla eradicazione totale delle malattie infettive” .

A quell’epoca i ricercatori lessero i dati raccolti come un problema di salute pubblica originato dal grave deterioramento ambientale: la sensibilità delle persone verso i problemi dell’ambiente si stava sviluppando nel mondo in quegli anni, e la ricerca del prof. Bo e colleghi mise un punto fermo nella presa di coscienza dei problemi ambientali causati dall’uomo al fiume Lambro.

Cristoforo Vecchietti

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