Il Lambro come il bel Danubio blu

Sono passati due anni dal tragico sversamento di petroli nel Lambro e noi al nostro fiumeAspius_aspius_Prague_Vltava_1 continuiamo ad essere affezionati. Alcuni amici pescatori ci segnalano la presenza di fauna ittica. Ma quale?

Voci insistenti segnalano l’invasione dell’aspio che viene addirittura individuato in massa nel Lambro Meridionale. Una vera e propria proliferazione di un pesce più piccolo del siluro, simile al cavedano, ma vorace e devastante quanto il suo parente maggiore che sta distruggendo tutte le specie autoctone.

Qualche tempo fa, per capirne di più avevamo chiesto informazioni a Simone Rossi, ittiologo della Provincia di Lodi che ci aveva confermato quanto sta accadendo: “E’ vero l’aspio, pesce di origine danubiana è presente nel Lambro. Si tratta di una specie che è arrivata nel Lambro risalendo il Po”. Evidentemente la risalita ha raggiunto anche il Lambro Meridionale . “Purtroppo – continua Rossi – questa situazione è il risultato di ripopolamenti sbagliati e questi colonizzatori, resistenti all’inquinamento, si sono trovati bene nel Lambro. In Provincia abbiamo realizzato anche un opuscolo per segnalare queste novità ai pescatori”.  Ma non è tutto, perché a quanto pare, la situazione è ancora più complessa. Il Lambro pare essersi trasformato in un fiume danubiano, ma non è certo il bel Danubio blu. Rossi ci spiegava che: “sono molte le specie che adattandosi al Po arrivano anche nel Lambro: il rodeo amaro, la pseudorasbora, il la pseudorasbora (Pseudorasbora parva)misgurno”, tutti pesci che insieme al siluro e all’aspio costituiscono il quadro di una nuova fauna ittica poco conosciuta. Il Lambro, parzialmente disinquinato si sta ricostituendo una propria fauna ittica, completamente diversa da quella che lo popolava fino agli anni ’50. Purtoppo questi animali si pongono alla cima della catena alimentare del fiume e divorano tutto.

Abbiamo chiesto quindi a Simone Rossi se sarà possibile recuperare un ambiente diverso: il misgurno o cobite di stagno (Misgurnus fossilis)“Purtroppo – spiega l’ittiologo provinciale – il problema sta tutto nel Po dove è iniziata questa colonizzazione. Il problema è irreversibile. Si potranno fare interventi di contenimento”. Difficilmente si arriverà però ad una situazione di sradicamento totale del fenomeno se non per ristrette aree circoscritte, come ad esempio un piccolo stagno. Dobbiamo quindi abituarci ad un nuovo Lambro con una fauna forse diversa dalla sua prima vita.il siluro (Silurus glanis)

Occorrerà pensare anche a questi problemi, magari utilizzando lo strumento del contratto di fiume che sta partendo in questi giorni.

Cristoforo Vecchietti (dall’articolo pubblicato nel 2009 su “il Cittadino”)