La Gazzera, il Lambro e il tempo che passa

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Struggente scorcio verso il Lambro in prossimità della Gazzera

Il sito inquinato della Gazzera si trova sulla riva destra del Lambro, in Comune di Cerro al Lambro, dove ignoti inquinatori sversarono per anni melme acide e scorie petrolifere pari a una quantità stimata di 110mila tonnellate.

Credo di aver sentito parlare della Gazzera negli anni ’80, quando organizzando la campagna Lambro per il WWF scoprii uno dopo l’altro tutti i problemi delle rive e del corso del nostro piccolo fiume. Fa quindi una certa impressione leggere in questi giorni la notizia di un finanziamento per una parziale bonifica delle rive collocate a Cerro al Lambro.

Più volte da ambientalista curioso ho cercato di avvicinarmi senza successo alla zona altamente inquinata, così nel mio immaginario è rimasta come un lago nero putrescente di liquami e petroli. Insomma un contorno nero e paludoso alle acque del Lambro che scorrono. Area degna del peggior scenario fantascientifico visto che è anche citata tra le migliaia di siti ad alto rischio della regione Lombardia.

Però se si vuole fare un po’ di storia, come per tutte le questioni che riguardano il Lambro, insieme alle acque ed ai petroli si sono riversati fiumi di inchiostro. Solo per citare qualche titolo, quotidiano lodigiano il Cittadino il 19 luglio del 2000 intitolava “Gazzera ora basta con i ritardi”, mentre nel 2001 le cose sembrarono migliorare e lo stesso quotidiano rimarcò “Gazzera, la bonifica è iniziata davvero, già due camion di terre decoloranti hanno lasciato la discarica”. Si pensò anche di scavare un canale laterale al fiume per far defluire le melme acide e Il Cittadino scrisse il 2 luglio del 2003: “I tecnici devieranno il Lambro per smaltire le scorie velenose”. Dei nostri guai si accorse anche la stampa nazionale e La Repubblica il 2 gennaio 2009 esordì “Cerro, allarme gas asfissianti sotto l’ex fabbrica dei veleni”.

Insomma si passa da un titolo all’altro e non è certo colpa degli articolisti se i problemi restano sempre quelli e le promesse non vengono mantenute. Per questo vedendo il titolo sul Cittadino dello scorso 28 novembre ho pensato <<forse è la volta buona, forse questa volta qualcosa se ne va, almeno parzialmente>>. Del resto l’esperienza ci ha insegnato che per qualsiasi problema riguardante il Lambro l’attesa deve essere come minimo ventennale. Basta guardare la vicenda del depuratore di Nosedo per convincersene. (pubblicato tra le Lettere del Cittadino di alcuni giorni fa)

Cristoforo Vecchietti

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